UNESCO: i bistrot di Parigi chiedono il riconoscimento.
Sono ormai solo il 14% dei punti di ristoro della capitale francese, eppure rappresentano l’anima più autentica di Parigi. I bistrot parigini – quegli angoli di Francia dove il tempo sembra rallentare davanti a un croque monsieur e un bicchiere di vino – si candidano ora a diventare patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO.
Come i tetti di zinco che caratterizzano lo skyline parigino, i bistrot sono uno dei volti della “douce France”, rifugi sicuri nel caos della città. Sparsi per i vicoli di Saint Germain de Près, Montmartre e Montparnasse, questi locali hanno ispirato generazioni di artisti e scrittori. “Se Parigi è una festa lo si deve a loro”, scrisse Ernest Hemingway, consegnando i bistrot all’immaginario letterario mondiale.

Una battaglia culturale contro l’omologazione
L’idea di candidare i bistrot all’UNESCO è partita da un’associazione di esercenti parigini e ha già trovato l’appoggio di personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, incluso il Presidente Emmanuel Macron. Il dossier è stato depositato al Ministero della Cultura francese con l’obiettivo di preservare un’identità che rischia di scomparire.
Per quanto riguarda il rilancio dell’interesse, l’esempio di altri patrimoni UNESCO è incoraggiante. La dieta mediterranea, la pizza napoletana, il kimchi coreano hanno tutti beneficiato del riconoscimento, vedendo crescere esponenzialmente l’interesse turistico e mediatico. Nel caso dei bistrot parigini, che già godono di un immaginario positivo consolidato, il riconoscimento UNESCO potrebbe essere il catalizzatore che trasforma la nostalgia in azione, spingendo i turisti a privilegiare queste esperienze autentiche rispetto alle alternative standardizzate.
Pubblicato da Gustoeinnovazione.it